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Sono nato nella città dello Stupor Mundi e quel giorno a Palermo calava il tramonto, era il 14 agosto 1962. Mi chiamarono Giuseppe, e il caos di quella città intrisa di storia e contraddizioni già mi soffocava, ma ancora non lo sapevo.
La mia infanzia? Un miscuglio di luci e ombre, strade polverose di un quartiere che pulsava già segreti. Giochi con le pietre, palloni arroccati, piccoli furti per il solo piacere di farli.
Genitori normali, sballottati dalla brutalità della vita quotidiana, mentre io osservavo e già mi ponevo delle domande.
Poi vennero i preti, il collegio, le suore che di nascosto facevano l’amore. Io non volevo studiare, dentro di me già ribolliva il caos della ribellione.
Casa mia era fatta di libri, mio padre ateo sprofondava nella lettura, mia madre… non lo so, so solo che scriveva un diario se ne è andata via troppo presto non accompagnandomi mai a scuola.
Sfuggivo a ogni cosa, il mio senso di libertà era così forte che trovavo rifugio nella mia mente, molto cerebrale, lasciando fuori fantasmi e demoni. Un balletto continuo di contraddizioni tra l’introspezione che pian piano avanzava e l’ingordigia della vita che volevo assaporare in ogni sua sfaccettatura e ne mangiai tanta di quella vita.
Le donne mi fecero del male ma anche tanto bene, m’indicavano sempre la strada da seguire. Le ho amate tutte, ogni volta che se ne andavano via.
Poi capii che bisognava sempre avere dubbi e riflessioni per capire la vita e soprattutto gli altri, ma era un eterno scontro con il tormento profondo e irrequieto del mio essere. Non mi piaceva la gente, come non mi piace neanche adesso, sa di puzza di topi morti.
Ho sempre pensato di avere infinite possibilità di emergere dalle macerie che stavano sempre nascoste in attesa di risalire in superficie. L’ho sempre fatto e ci sono sempre riuscito. Il mio pragmatismo mi ha sempre salvato.
Indossai la divisa per ripicca o forse per insaziabile curiosità. Anche lì ho sempre tracciato e imposto la mia personalità, andando contro tutto e tutti.
“ Fuori luogo” disse Bukowski in una sua famosa poesia. Ho lasciato il segno, nel bene e nel male. L’importante era questo per me. Nella vita devi lasciare ai posteri una traccia indelebile altrimenti non sei stato nessuno, solo un numero come tanti. Ogni giorno era una battaglia contro quel becero potere fatto di soloni e adepti, ma io non ho mai lasciato spazi. Sono arrivato al capolinea di quel percorso integro, senza lacune, ma con tanti ricordi nella testa degli altri.
Poi ho smesso di correre; la famiglia, la moglie, i figli, l’alcova da difendere, la stanchezza, il cuore che ha cercato di lasciarmi diverse volte. Ma nonostante tutto, il mio senso di libertà, di agitazione e disordine allo stesso tempo, quello non è mai andato via e forse mi ha salvato.
Ora mi trovo a osservare la vita da una finestra appannata, come un vecchio film in bianco e nero. Le giornate scorrono veloci ma sempre intrise di una quieta disperazione. Spesso mi siedo nel silenzio della notte, tutti dormono, e rifletto su cosa mi manca, su cosa ho perso lungo il cammino. C’è sempre stata una voragine dentro di me, una mancanza indefinita che non sono mai riuscito a colmare. Forse è un desiderio, una speranza o un sogno mai realizzato, oppure è semplicemente il nulla, un’assenza che ho cercare di riempire di frammenti d’inquietudine e domande senza risposta.
Come Godot, aspetto.
Aspetto qualcosa che non arriva mai, qualcosa che possa dare un senso a tutto questo vagare senza meta. Il tempo passa, e io continuo a cercare, scrutando ogni angolo della mia mente e del mio cuore, sperando di trovare un barlume di verità. Ma la verità è sfuggente, come un’ombra che si dissolve alla luce del giorno.
Mi sono sempre scontrato con il mondo, ribellandomi a ogni tentativo di uniformarmi. Eppure, adesso, mi ritrovo a chiedermi se quella ribellione fosse solo un modo per coprire il vuoto che sentivo dentro. Credo che in qualche modo, ho lasciato il segno nella vita di altri, sia nel bene che nel male, ma chi ha lasciato un segno nella mia? Chi ha saputo leggere oltre la mia facciata di orso sicuro e libero, cercando di vendere l’anima tormentata che si nascondeva dietro?
Mentre il mondo intorno a me cambia, mentre la vita continua a scorrere con il suo ritmo incessante, io rimango qui, aspettando sempre il mio Godot.-